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CAPITOLO 1

LA RADIO GRACCHIANTE

 

Nel 1976 avevo sette anni e l'unica cosa tecnologica che potevo permettermi era la radio a transistor. L'ascoltavo mentre mia madre cucinava; mi incuriosivano le voci gracchianti che venivano fuori dall'unica e piccola cassa a disposizione di quella scatoletta interessante. La sintonia si cambiava con una manopola ed io mi divertivo a spostare la linea in lamierino verniciato di rosso all'interno della banda grafica con dei numeri misteriosi disegnati sopra; la spostavo e cambiavano le canzoni, le voci, la magia. La TV era per me pressoché sconosciuta, uno scatolone poggiato su una lastra di vetro e un cavalletto di legno laccato nero, uno strano oggetto che proiettava immagini in scala di grigio e che non riusciva ad interessarmi. Però mi incuriosivano le luci dei transistori a valvole al suo interno e che si lasciavano scoprire da piccole fessure di aerazione ai lati; il classico odore di bruciato che emanavano quelle fessure rimarrà indelebile nei meandri dei miei ricettori nasali a vita. Curiosità, quella splendida virtù che mio padre mi ha inciso nel DNA e che ancora oggi mi permette di continuare nella mia ricerca quotidiana del sopravvivere alla cruda natura; il tutto condito dall’ironia, mi raccomando. Le mie giornate con gli amici, a quel tempo, erano piene di corse sui campi di grano appena falciato, dei salti che effettuavamo tra una balla di fieno e l'altra, nel fienile del casolare in fondo al viale dei pini della vecchia officina meccanica Franchi di Bastia Umbra, quei pini che si divertivano a farci cadere in testa le pigne dalle quali tiravamo fuori i pinoli per fare merenda, nei caldi pomeriggi estivi dopo scuola. E poi le tazze d'acqua bevute quando pioveva forte, dopo averle messe sotto al pluviale del tetto del palazzo dove abitavo, solo per scoprire che sapore potessero avere le lacrime del cielo. E ancora i salti nelle pozzanghere appena formatesi sulla strada, indossando gli stivaletti in gomma e la mantellina gialla col cappuccio, mentre la pioggia cadeva ma tu eri completamente trasparente ad essa, invincibile dalle catastrofi e dagli uragani. Alle scuole medie ero bravo in disegno sia artistico che tecnico. Il brillare del pulviscolo colpito dal sole, all'interno del piccolo studio dove mio padre mi insegnava a disegnare, ancora danza davanti ai miei occhi di bambino. Suo padre era un maestro d'arte; io non lo conobbi mio nonno, se ne andò quando nacque mio fratello maggiore, sei anni prima della mia nascita; ma lo sento dentro di me, qualcosa che si è magicamente trasferita in tutte le successive generazioni della mia famiglia, una incredibile forza virulenta che ha contagiato e sta segnando artisticamente, tuttora, le nostre vite. Una via gli è stata intitolata ad Assisi, via Elpidio Petrignani, pittore, sconosciuto alla massa ma sicuramente non alla mia famiglia. Bello, però. Un giorno, dallo scatolone di cui sopra, che nel frattempo si era già trasformato in una scatola che proiettava immagini a colori, Mike Bongiorno chiese al concorrente del gioco a premi di turno, che professione facesse e lui rispose “grafico pubblicitario”, una parola che mi affascinò molto in quel momento, proprio perché a me sconosciuta, ed una professione mai sentita. Mia madre casalinga, mio padre era un meccanico di macchine da maglieria che, a quel tempo, lavorava a Corciano, presso i laboratori di confezioni dello stilista Umberto Ginocchietti, quel signore con un Tiziano in salotto e una grande azienda tessile, che creava e produceva moda nel mondo. Io conoscevo poche professioni se non quella dii mio padre. del lattaio che mi portava le scatole piramidali di latte, l'alimentari Morini in piazza, la merceria di Egle...grafico pubblicitario...che ne sapevo io cosa fosse. Più tardi scoprii che quei stessi locali dove lavorava mio padre oggi sono il quartier generale dell'imprenditore Brunello Cucinelli, al quale l'associazione Pro Loco di Bastia Umbra, nell'ambito del Premio Nazionale Insula Romana, ha assegnato il Premio alla Cultura, proprio l'anno successivo al quale lo stesso premio è stato assegnato a mio padre: coincidenze, incroci, nodi, tra cultura ed artigianato. Bella, anche questa cosa. Intanto avevo cambiato casa insieme al mio amico Maurizio, vicino storico. Lui aveva acquistato uno dei primi personal computer, il Sinclair ZX Spectrum 16 Kb, una totale innovazione tecnologica; era il 1983. Rimasi affascinato da quella scatola nera (ancora una scatola) e da tutte le potenzialità che ne scaturivano proiettate sullo schermo della TV.